LA MUSICA

(tratto dal Volume "I 30 Anni di Sant'Adele")

Il canto e la musica svolgono la loro funzione di segni in una maniera tanto più significativa quanto più sono strettamente uniti all'azione liturgica, secondo tre criteri principali: la bellezza espressiva della preghiera, l'unanime partecipazione dell'assemblea nei momenti previsti e il carattere solenne della celebrazione. In questo modo essi partecipano alla finalità delle parole e delle azioni liturgiche: la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli.

L'armonia dei segni (canto, musica, parole e azioni) è qui tanto più significativa e feconda quanto più si esprime nella ricchezza culturale propria del Popolo di Dio che celebra. Per questo si promuova con impegno il canto popolare religioso, in modo che nei pii e sacri esercizi, e nelle stesse azioni liturgiche, secondo le norme della Chiesa, possano risuonare le voci dei fedeli.

 

 

LE ORIGINI DELLA CORALE di Ezio DONI

(tratto dal Volume "I 30 Anni di Sant'Adele")

E' proverbiale il detto: "I confronti sono odiosi, specie quando le conclusioni si esplicano a danno di una delle parti messe a confronto". Tuttavia l'aspetto negativo di tale asserzione non è legato oggettivamente e comunque a spiacevoli conclusioni. Infatti, quando il confronto si articola fra due posizioni relative a un medesimo soggetto - considerato nel suo nascere e dopo un certo periodo di crescita - si constata una graduale e positiva ascesa che sta a significare non un definitivo traguardo, ma un punto per un ulteriore sviluppo e perfezionamento. Se riteniamo positiva quest'ultima considerazione, non possiamo non ricordare il gruppo di parrocchiani che da anni, con impegno assiduo,si ritrova per apprendere quella musica sacra che si concretizza nel bel canto, espresso nei momenti più suggestivi delle funzioni liturgiche della nostra Chiesa. Vogliamo ricordare la Corale della nostra parrocchia, dal suo nascere ai nostri giorni.

Il fabbricato, così come lo si vede oggi, negli anni '60 non appariva terminato nella sua completezza. Pur tuttavia, per inderogabili proroghe concernenti la costruzione della Chiesa, si provvide ad allestire un congruo spazio, ricavato da quanto era già in opera e attualmente riservato alla cappella laterale, da adibirsi per le diverse funzioni religiose. Nel limitato e più che modesto arredamento sacro di allora, questa iniziativa apparve alla comunità come un passo avanti per raggiungere l'insperato definitivo assetto del fabbricato.

In concomitanza con lo spazio esiguo ottenuto per le funzioni religiose, avvicinandosi le celebrazioni delle festività natalizie, sorse nell'animo dell'allora parroco pro tempore il desiderio di poter celebrare la santa Messa nella notte di Natale, unendo a quel momento l'ausilio di alcuni volenterosi parrocchiani che, senza pretese, si esibissero in canti sacri, e di qualcuno che, pur con difficoltà, si peritasse sulla tastiera di un piccolo armonium per accompagnare i canti stessi. Poche persone, spinte da spirito di buona volontà, si offrirono per concretizzare la proposta del parroco.

Così in quel lontano Natale nacque il piccolo coro della parrocchia di S. Adele. Sei o sette cantori e una volenterosa pianista, che si adattò all'armonium, eseguirono i canti augurandosi, nonostante le loro modeste capacità musicali, di portare un aiuto alla comunità per meglio pregare e recepire il profondo senso della ricorrenza natalizia.

Il minuscolo coro, grazie all'intervento del parroco pro tempore don Antonio Zucchelli, edotto nel campo della musica, fece nascere in alcuni parrocchiani il desiderio di partecipare al gruppo musicale di Sant'Adele. Il desiderio si concretizzò in un'esplicita richiesta, espressa da uomini e donne disposti a prestarsi col canto in tale settore.

E' senz'altro improponibile stilare con queste contenute memorie tutto il cammino percorso sino ai nostri giorni dal "piccolo coro", che nel tempo andava sempre più crescendo di componenti.

I risultati ai quali è pervenuta sino a oggi la Corale Sant'Adele sono comunque il frutto di un costante impegno, che ha comportato anche sacrifici di tempo libero non goduto e impiegato per apprendere e per perfezionare la cultura musico-vocale.

Come dimenticare i componenti del coro che si sono avvicendati nel corso degli anni, e chi si rese disponibile a dirigere il coro stesso, e chi arrivò persino a comporre mottetti di musica sacra. Ci sentiamo in dovere di ricordare l'autore di questi mottetti, don Luigi Comi, che li compose appositamente per il nostro coro. A organisti di sufficiente capacità e a persone che diressero la Corale, si susseguirono altre dotate di esperienza e doti musicali maturate negli studi frequentati al Conservatorio.

Raggiunto questo traguardo, la Corale da piccolo coro ha ottenuto da qualche anno insperati risultati che le permettono di esibirsi in concerti, applauditi non solo nella nostra parrocchia bensì in località diverse di Italia, e di partecipare a concorsi per cori nazionali.

Auguriamoci che, nella crescita spirituale e di volontariato, la Corale S. Adele continui il suo cammino nel campo che le è stato affidato, richiamando, nel tempo a venire, altre persone della nostra comunità parrocchiale, propense ad incrementare il numero dei coristi e dei capaci collaboratori, senz'altro utili per il progredire di questa attività musicale che opera con l'intento di far conoscere a tutti la grandezza di Dio, presente anche nell'arte della musica.

 

 

IL CAMMINO DELLA CORALE di Marco BERRINI

(tratto dal Volume "I 30 Anni di Sant'Adele")

Non posso negare l'imbarazzo provato di fronte all'invito a scrivere di un'esperienza comunitaria che mi è quasi coetanea - a S. Adele il coro è stata una delle prime realtà di gruppo al servizio della liturgia - e della quale, a un certo punto della sua storia, ho raccolto l'eredità: un lascito di cui, probabilmente, in quel momento non comprendevo il valore e l'importanza, maturati in me durante questi ventun anni di impegno liturgico.

Cantare è condividere, esperire, donare.

Questa frase, che da molto tempo abbiamo appeso a una parete della sala in cui ci troviamo a cantare, al terzo piano dell'edificio parrocchiale, ha assunto negli anni un valore programmatico, il cui significato ben si presta a sintetizzare il senso del nostro stare insieme. Uno stare insieme che è diventato un'importante opportunità di crescita per molti di noi.

Abbiamo condiviso l'amore per la musica e il canto liturgico corale con chi ha desiderato che in parrocchia ci fosse un coro per l'animazione liturgica, nella piena consapevolezza che quando la preghiera si fa canto viaggia su un binario speciale, capace di collegare direttamente il cuore dell'uomo all'orecchio di Dio. Fin dai primi anni del suo operato in ambito liturgico la Corale Sant'Adele (questo è il nome che il gruppo prese dopo alcuni anni) ha sempre trovato nell'ambito parrocchiale un fertilissimo terreno e una costruttiva sensibilità, ed è sempre stata sostenuta da un'attenta e delicata opera educativa e di promozione della schola cantorum da parte di tutti i parroci e i coadiutori che si sono succeduti alla guida della comunità, con un'ideale e fattiva continuità, in nome dell'indiscusso valore che il canto può esprimere nel contesto liturgico.

Abbiamo condiviso la tensione del nostro crescere come persone, come gruppo in seno a una comunità, come cantori sempre più consapevoli del compito che eravamo chiamati a svolgere.

Abbiamo condiviso i momenti di difficoltà, le tante ore di prova, con gli inevitabili scontri e i mirabili incontri, il tacito scambio di comuni intenzioni, le complicità non verbalizzate, le ammalianti sonorità che ancora oggi hanno la capacità di renderci gli occhi lucidi, frutto prodigioso di quella concordia discors, di quel magico incontro di tante voci che si fanno una nell'unica orante intenzione.

Nell'esperire, nella cosapevolezza di fare insieme un'esperienza per certi aspetti unica, abbiamo sempre trovato uno stimolo alla crescita del nostro gruppo.

In questo modo l'esperienza del coro è diventata per molti adulti attivi nel gruppo, allora come adesso, una valida opportunità per avvicinarsi a una nuova forma di comunicazione sociale, quando non addirittura uno stimolo per ulteriori approfondimenti personali nel campo musicale, e per i "bambini di allora" (di venti, venticinque anni fa!) ha svolto un importante ruolo educativo. Nel suo piccolo e circoscritto esistere, per quei "bambini" il coro diviene riflesso della grande società civile nella quale vivono: ci è stato insegnato l'amore per la puntualità come segno di rispetto verso le persone che lavorano insieme a noi, ci è stata offerta l'occasione per comprendere il valore del singolo, l'importanza del contributo di ciascuno anche se parte anonima di un contesto più grande, abbiamo appreso i rudimenti del convivere civile, nel rispetto reciproco e del ruolo a ognuno assegnato, nell'ascolto vigile del prossimo... cantando! E alcuni dei "bambini di allora", malgrado i condizionamenti e le difficoltà del "diventare grandi", continuano ancora oggi a fare esperienza di quell'immutato piacere - indescrivibile a parole - che solo il cantare insieme ti procura: il piacere di "ascoltare il respiro" di chi ti sta vicino, a dispetto di una società ormai abituata soltanto a comunicare urlando; il piacere di sentire il tuo respiro perfettamente sincrono con quello del compagno a fianco, quel compagno che nel frattempo, magari, è diventato tuo marito, tua moglie, o un amico (una di quelle persone speciali capaci di "profumare la tua vita" ... ). Siamo cresciuti e abbiamo imparato a volerci bene... cantando! 

Mi rammarico al pensiero che già la generazione dopo la mia, rapita da mille distrazioni, non abbia mai voluto trovare il tempo per cantare: un esperire che difficilmente la vita offrirà loro in modi alternativi!

La parte più difficile da realizzare del nostro ideale "programma" è, ed è sempre stata, quella che ci richiama al superamento dei nostri particolarismi esperienziali e caratteriali, per proiettarci nella superiore dimensione del donare.

Donare il nostro tempo quando la frenesia del vivere ci porta a non averne nemmeno per noi stessi la nostra energia, quando il peso della quotidianità diviene talvolta insostenibile; la nostra intelligenza applicata, quando la cultura dominante auspica e favorisce l'appiattimento generale delle coscienze. Donare con spirito di servizio, mentre la parola gratis comincia a rientrare fra le "specie protette"; con fede, con la consapevolezza che il canto a Dio percorre le traiettorie di un boomerang e cantare diviene "donare per ricevere".

In quest'ottica, il festeggiare la ricorrenza dei trent'anni della dedicazione di una chiesa Parrocchiale obbliga ciascuno di noi ad interrogarsi sul proprio essere "pietra viva" dell'edificio comunitario, a gioire per la crescita, a non scoraggiarsi di fronte a ciò che pare rimasto immobile, che forse sembra regredire instancabilmente confidando nella forza che lo Spirito Santo infonde in ognuno di noi per mezzo dei suoi doni.

Vogliamo ringraziare il Signore per questi trent'anni di vita comunitaria e come coro vogliamo chiedergli di accompagnare sempre con la sua grazia il nostro impegno al servizio della comunità, di rinnovare in noi il desiderio di "cantare le sue lodi su di un salterio vivente; poichè l'armonia di tutto il popolo cristiano è più cara e gradita a Dio di qualsiasi strumento. La nostra cetra è il nostro intero corpo, attraverso il quale l'anima canta un inno a Dio" (Eusebio, vescovo di Cesarea, III-IV secolo).

Che l'esclamazione agostiniana "canta e cammina!" possa riflettersi nella vita, nei cuori e sulle labbra di ciascuno di noi!

 

 

CRESCERE IN CORO di Paola VECCHI

(tratto dal Volume "I 30 Anni di Sant'Adele")

Raccontare in poche parole un'esperienza di vita che dura da decenni non è cosa semplice.

Raccontare un'esperienza iniziata da bambini e che prosegue all'età di trent'anni diventa ancora più complesso: col passare del tempo, si sa, cambiano i modi di recepire, di sentire, di giudicare e valutare gli eventi, le persone che stanno attorno a noi, noi stessi. Nel caso in questione sono mutati poi tanti contesti, si sono ampliati gli scopi, si è modificato il gruppo, sono cambiate le persone che siedono accanto le une alle altre, si è evoluto il modo di svolgere la medesima attività.

Da che cosa partire allora? Senz'altro da ciò che in tutti questi anni è rimasto costante: il piacere di cantare, la voglia di fare bene, il desiderio di offrire il proprio contributo nella consapevolezza che il risultato non dipende solo da te, ma dipende anche da te.

Forse queste sono sensazioni che spingono un bambino di dieci anni (più o meno) a cercare di capire cosa significano tanti segni bianchi e neri che riempiono uno spartito, a imparare a memoria tante parole di una lingua strana che nessuno usa più, ad assistere a tante lunghe celebrazioni liturgiche aspettando il momento in cui intervenire. E forse sono queste le sensazioni che spingono dei trentenni a scapicollarsi a volte, a uscire di corsa dal lavoro, a macinare chilometri in autostrada armati di partitura e portaabiti, a rientrare in ore impensate per ritornare al lavoro il giorno il dopo. O semplicemente a essere presente a una funzione che ricorda il trentesimo anniversario della parrocchia accanto a compagni che non si rivedevano da anni ma che, all'attacco di un suono, pare di non aver mai smesso di avere vicino.

Ma sicuramente c'è qualcosa di più, probabilmente ciò che dà senso a ogni esperienza di vita: la presenza e la comunicazione di valori. Sono i valori della vita innanzitutto, quello del servizio, dell'amicizia, della gratuità, dell'impegno, del rispetto,della tolleranza, della necessità di misurarsi con le difficoltà di percorso e con i limiti propri e altrui, nel tentativo di superarli. Senza rendersene conto l'insegnamento è reciproco, e in un gruppo che condivide un'esperienza come questa ciascuno ha tante cose da dare e tante cose da ricevere.

Ma ci sono, non di meno, i valori di cultura: un bimbo, certo, non si rende conto dell'arricchimento culturale che a piccoli passi va facendo, prova dopo prova, ma sa che sta imparando. Alla fine ci si accorge di aver accumulato un bagaglio culturale col quale si è in grado di capire e giudicare entro orizzonti che vanno un pò più in là di quello che sarebbe stato possibile senza tante ore di coro. E questo grazie alla passione e alla preparazione di chi, il coro, lo ha fatto maturare e crescere, maturando e crescendo insieme con esso.

Cos'è allora per una corista crescere nel coro?

Be', raccontarlo resta difficile, ma viverlo è sicuramente un'esperienza che lascia il segno, come tutte le esperienze vissute col cuore.